IL LAMBRUSCO DI ROD STEWART

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Sono bollicine made in Mo, le preferite da Rod Stewart
di Luca Bonacini


Il 16 giugno del 2007 a Villa Durazzo nei dintorni
di Santa Margherita Ligure si sposava per la terza volta Rod Stewart,
intramontabile rocker da 100 milioni di dischi. La sera prima, per un ristretto
numero di invitati, si consumava un brindisi tutto speciale a base di lambrusco
Grasparossa, la classica bollicina modenese era la prescelta per “bagnare” l’addio
al celibato della rock star, poco ore
prima di portare all’altare la fascinosa Penny Lancaster. Tre le passioni che hanno sempre accompagnato la star: la musica, il calcio e le donne. Bionde,
naturalmente, come lui, e una famiglia allargatissima, fatta appunto di donne, e di otto
figli. Secondo precisa richiesta del rocker, fu il lambrusco Grasparossa
Manicard
i a scorrere a fiumi, durante le abbondanti libagioni dell’evento
mondano, e da emiliani c’è da esserne decisamente fieri, Castelvetro batte
Reims quattro a zero! 
Del resto chi viene da queste parti non può che rimanerne
rapito, è la nostra Toscana, colline vitate punteggiate qua e la da pievi
antiche e da campanili, e aria frizzante come i vini. Luoghi dal fascino antico
battuti da qualche eroico ciclista e rare automobili, nei quali si tramanda da
sempre la tradizione vitivinicola, valorizzando un territorio ricco di storia.
Le esposizioni ideali, il terreno magro, argilloso, l’escursione termica, la ventilazione,
conferiscono allo spumeggiante lambrusco Grasparossa,  eleganza, corpo, complessità e il migliore carattere.
Qui, poco sopra Castelvetro, l’industriale Enzo Manicardi nei primi anni ’80 volle
far nascere un’azienda agricola modello, per la produzione dell’aceto balsamico
e del lambrusco, dedicando alla moglie il primo rosè prodotto. Un’impresa animata dalla passione, e dal rispetto della
natura e di quelle colline, fin dai primi tempi, quando c’era una semplice
stalla e un podere, che Manicardi si impegnò a valorizzare puntando sulla
biodiversità, un’azienda florida, che oggi è guidata dalla figlia Maria Livia e
ha raggiunto nei 20 ettari di vigneti Grasparossa, Pignoletto, Trebbiano, una
produzione di 100.000 bottiglie ogni anno, acini selezionati con cura che finiscono
nella pigiatrice solo se della migliore qualità, lavorati da uno staff di 10
persone, che in vendemmia raddoppia, dove la sapienza della tradizione
contadina, si sposa alle nuove tecnologie. Se il lambrusco Manicardi piace ai
modenesi e gode anche dell’interesse dei mercati esteri, che guardano con
simpatia a quelle bollicine rosse, c’è anche l’aceto balsamico che ha ormai conquistato
paesi lontani totalizzando il 70% del fatturato globale dell’azienda. 
 
Pubblicato su QN Resto del Carlino – dicembre 2014