DA FRANK AI GIRASOLI

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Osteria dei
Girasoli
di Luca Bonacini

La
ricca cantina a vista in prossimità
dell’ingresso, ospita un’ambito tavolo da soli 6 posti, un privè dove cenare circondati da oltre 400 etichette, che ti fa
segretamente pensare, la prossima volta ceno lì. Il moderno edificio non
tradisce la presenza di un simile giacimento enoico, e neppure che stiamo
entrando all’Osteria dei Girasoli, una delle migliori cucine di Sassuolo (Mo). Pavimenti
in legno, pareti nelle tonalità del giallo, tovaglie candide, nicchie colme di
bottiglie pregiate, e tanta arte contemporanea contribuiscono insieme alla
cordialità del giovane personale di servizio a mettere a proprio agio gli
ospiti. Inizia con un pub che ha fatto epoca nella Sassuolo degli anni ‘90, la
carriera di Franco Cerrato detto Frank, con un sogno nel cassetto, evolversi
verso la ristorazione. E’ autodidatta, ma capisce che deve intraprendere un
percorso, e ha bisogno di riferimenti, comincia a studiare, a frequentare corsi,
fino all’incontro illuminante con il maestro Igles Corelli, che gli insegna il
metodo. Nel 1998 apre l’Osteria dei Girasoli, nella prima sede in via Radici in
Piano, senza smettere il confronto con i big della categoria, dai quali va,
percorrendo chilometri anche solo per vederli in azione. E’ il 2005 quando finalmente
arriva l’opportunità tanto attesa, un nuovo locale come lo ha sempre sognato,
ampio, d’atmosfera, con una cucina dove non manchi nulla e non vi sia da
lottare con i centimetri. Apre la nuova Osteria dei Girasoli, sulla
Circonvallazione Nord Est di Sassuolo: “un parallelepipedo di 300 metri in
cemento, quando andammo a vederlo per la prima volta – racconta Frank con una
certa emozione – ci andai con l’architetto e amico Maurizio Beltrami, poi una
volta fatto il passo, cominciammo a pensare come trasformare quell’ambiente
freddo e spoglio in un locale, nel mio locale”. Una cucina che da tradizionale
che era in una primissima fase, si è evoluta, mantenendosi identitaria e territoriale, ma lasciandosi trasportare dalle nuove
tecniche, verso nuove suggestioni. L’ampia carta offre una scelta ragionata, ma sono tre i percorsi
dello chef, ai quali affidarsi: Tradizione, Riviera, e Vegetariano. Si comincia con il baccalà mantecato, fiori del cappero e polenta fritta;
si prosegue con i tortelli di patate, pecorino e tartufo nero; poi c’è l’esteso e invitante carrello dei formaggi; l’opulenta tartare di cavallo battuta al coltello
della macelleria Tagliavini; e per finire il semifreddo mandorle e nocciole.
Pubblicato su QN Resto del Carlino – 2015