Ciao Giancarlo

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Grande appassionato di storia e di letteratura, Giancarlo Benatti era tra i più autentici custodi della nostra città, aveva pubblicato diversi volumi di storia locale, tra cui l’Airone vola ancora, e Pietre dell’Eternità, ed era stato  Consigliere comunale per vent’anni e assessore. Lo animava uno spiccato senso civico, un sentimento di affezione al luogo dove era nato, che si traduceva in tanti piccoli gesti, ma soprattutto amava profondamente Modena e i modenesi. Lo avevo conosciuto grazie alla comune passione per la letteratura, era un hemingwayano di ferro e quando organizzai una mostra su Hemingway al caffè dell’Orologio non poteva che essere lui a scrivere la prefazione, un testo molto bello dove immaginava una sosta a Modena del famoso scrittore. All’inaugurazione c’era anche John Hemingway, scrittore e traduttore, nipote del Premio Nobel, che avevo scovato a Monza, e che poi insieme a Giancarlo “obbligammo” a mangiare modenese al ristorante Enzo. Era l’inizio di un’amicizia autentica, piena di momenti forti. Andammo insieme a Milano a un evento su Ian Fleming, e lo seguii volentieri in Piemonte a visitare la casa museo di Cesare Pavese, uno dei suoi miti, che avrebbe voluto ricordare con una mostra a Modena, lavorammo insieme a un’evento commemorativo su Fausto Coppi, che Giancarlo stimava tantissimo, e che nel 1995 era riuscito a celebrare ponendo una targa accanto al ristorante Fontanina di Serra, presente la figlia Marina, dove il campionissimo si era fermato nel 1953 a bere, durante un allenamento. Collaborammo a un evento su JFK e qualche mese dopo sulla principessa Sissi, ed era con me e Paolo Salvarani quando preparammo una retrospettiva su Giosuè Carducci, con documenti, prime edizioni, memorabilia, piatti, vini preferiti e autografi del poeta. Anche quando non era parte in causa dell’evento, veniva e ti dava un suo parere garbato, e se erano critiche erano sempre costruttive. Quando poi gli chiedevo di raccontare Modena a comitive di amici che venivano da fuori, diceva sempre di si, e ci guidava a visitare la città e il Duomo, a suo agio tra quelle pietre millenarie che conosceva molto bene, e tutti al termine rimanevano colpiti dalla sua cultura e dalla sua passione. Sfoglio l’antologia Mai dire Mai a un Martini Dry, che pubblicammo nel 2005 per Aliberti, con contributi di Edmondo Berselli e Giuseppe Pederiali, dove aveva scritto un racconto breve su James Bond, inventandosi un improbabile missione a Parma, con tanto di Moneypenny e cattivo di turno, e ancora non riesco a credere che non lo vedrò più arrivare in centro in bicicletta. Ci mancherà la tua capacità di ascoltare e di trovare soluzioni per rendere la nostra città ancora più bella. Ci mancherai Giancarlo.

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 di Luca Bonacini

Pubblicato su QN Resto del carlino – agosto 2018

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