Le Buone tavole dell’’Accademia della cucina 2019

Commenti (0) Cibo, Libri, Modena & Co, Ristoranti

accademia1

Nel 1953, mentre Hillary e Norgay conquistano l’Everest ed Ernest Hemingway vince il Premio Pulitzer con il Vecchio e il mare, in Italia esce Vacanze Romane con Audrey Hepburn e Gregory Peck, Fausto Coppi conquista a Lugano il titolo mondiale di ciclismo su strada, e muore il pilota automobilistico Tazio Nuvolari. Ma non solo, quell’anno verrà anche ricordato per la fondazione dell’Accademia Italiana della Cucina, al provocatorio grido del suo fondatore Orio Vergani: “La cucina italiana muore!”. A pensarci bene fu uno dei primi moti rivoluzionari che si ergevano contro la massificazione della pratica gastronomica dentro e fuori casa, un sentimento legittimo, che nasceva dal timore dei diciannove fondatori (tra i qualificati gourmet anche Dino Buzzati, Arnoldo Mondadori, Giò Ponti, Massimo Alberini, Vincenzo Buonassisi), che la civiltà della tavola italiana stesse perdendo la sua identità. “Civiltà che aveva (e fortunatamente ancora ha, almeno in parte) il proprio fondamento nella convivialità familiare, nel rispetto delle tradizioni, nella salvaguardia del costume gastronomico, nella conoscenza della storia, nella valutazione serena e obiettiva dei tempi che cambiano senza rinnegare né idealizzare il passato”, si legge nelle note sul giornalista e scrittore Orio Vergani, padre fondatore dell’Accademia. Quella sera di fine luglio, all’Hotel Diana di Milano, esponenti della cultura, dell’industria e del giornalismo daranno il via a un’organizzazione che diventerà concreto strumento di tutela delle tradizioni culinarie e della vita gastronomica italiana. 221 le Delegazioni in Italia, e all’estero 67 Delegazioni e 14 Legazioni, con una presenza in ogni provincia, promuovono la cultura della tavola, partecipano alle più significative manifestazioni gastronomiche, stimolano iniziative, convegni, pubblicazioni, istituiscono premi e borse di studio. In libreria in queste settimane, la Guida dell’accademia, alle buone tavole della tradizione, con 878 locali segnalati, di cui 113 all’estero. Anche Modena presente con cinque insegne, ben note per il livello qualitativo dell’offerta e per la tradizione espressa dai gestori, ognuna descritta dettagliatamente con i piatti tipici proposti e il piatto da non perdere. In città la Trattoria Bianca (per i bolliti misti con salsa verde e salsa di peperoni), e il Ristorante Strada Facendo (per il riso al Parmigiano 24 mesi e aceto balsamico tradizionale). In provincia la trattoria Cantone, a Gargallo (per i tortellini in brodo); la Locanda del Feudo, a Castelvetro (per il petto d’anatra marinato con aceto balsamico tradizionale e frutti di bosco); Le Due Madonne, a Soliera (per i maccheroni al pettine con ragù di galletto).

Orio Vergani diana

di Luca Bonacini

 Pubblicato su QN Resto del Carlino – dicembre 2018

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *