Negozi di quartiere sempre meno…

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Sono pochi i negozi di quartiere che resistono, ma sono preziosi. Impossibile competere con i prezzi e l’ampia scelta dei supermercati, che ormai rappresentano un appuntamento fisso nella nostra settimana, ma quel rapporto umano, quella parola in più, quel conoscersi per nome che ancora trovi nelle piccole botteghe valgono oro. Forse si spende qualcosa in più, non ci sono casse elettroniche e qualche volta devi fare la fila davanti al negozio, talvolta rischiando che non ci sia ciò che cerchi, tuttavia è una formula che funziona, a maggior ragione di questi tempi nei quali abbiamo dovuto tenerci a debita distanza dall’altro e il rapporto umano si è così rarefatto. Uno scambio, una battuta, un complimento, una semplice parola, capiamo che ci fa stare bene e ci fa vivere un momento di leggerezza di cui c’è un gran bisogno. Qualche giorno fa sono stato al Forno Moreno di via San Remo (Modena) e mentre aspettavo il mio turno, non potevo fare a meno di ascoltare chi era entrato prima di me, le due addette a banco Laura e Nadia, si informavano se il figlio di quella anziana signora aveva superato un’operazione e stava bene, se la vicina non più autosufficiente aveva accettato la nuova badante e se l’arrosto messo in tavola domenica aveva avuto successo. E di lì a poco la medesima attenzione veniva profusa allo studente che veniva dopo, all’operaio in tuta da lavoro che si prendeva il panino, alla signora elegante che veniva a prendere il pane. Pochi minuti che non sottraevano tempo a chi diligentemente attendeva il suo turno ma lasciavano intuire che quelli non erano semplici clienti, erano persone, ed erano importanti. In fondo non è ciò che vorremmo tutti, essere importanti per l’altro? La bottega oggi non è unicamente un servizio, di per sè utilissimo, ad esempio per gli anziani che non guidano più la macchina e possono così arrivare a piedi, assolve una funzione sociale di prossimità, ed è diventato un presidio dei nostri quartieri che di giorno si svuotano, dove poter socializzare, ancor di più se chi svolge quella professione lo fa con gentilezza e umanità. Nell’epoca dello smartphone, dove tutti vanno di corsa senza quasi guardarsi negli occhi, non è forse un valore da preservare? 

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Di Luca Bonacini

Crediti: © Scott Barrow/Corbis

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