Nonantola perde Gabriele Serafini, anima del Forno Baracca

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di Luca Bonacini

Per qualche giorno il forno più antico di Nonantola e forse dell’intera provincia rimarrà spento, domenica 10 aprile è venuto a mancare Gabriele Serafini, lo storico gestore del Forno Baracca. Un’insegna centenaria, che nel 1950 era stata rilevata da Marino Zoboli, classe 1917, suocero di Gabriele, quando ancora si chiamava “Forno della Prussia”, realizzando un’idea, a lungo sognata, mentre era confinato nel campo di prigionia inglese a Suez, in Egitto. Gabriele aveva iniziato lavorando in negozio, seguendo giorno dopo giorno, le orme di Marino, imparando dai suoi gesti, ma senza volerne carpire i segreti, lasciando che al momento opportuno fosse lui ad aprirgli le porte del laboratorio e a sverlargli le preziose ricette. Un graduale passaggio di consegne, che lo porterà infine a prendere le redini dell’insegna, ben sapendo quanto significasse quel luogo centenario, per la sua famiglia e per Nonantola. Un forno chiuso è una battuta di arresto per una comunità, il pane non può mancare, è un rito che dà gioia e dà il via alla giornata, qualcuno si è alzato di notte a prepararlo, sacrificandosi per te, ed è qualcosa di fresco, fragrante, che profuma di buono e ha pochissime ore di vita. E lo è davvero, buono e genuino, il pane del Forno Baracca, tanto da guadagnarsi i galloni sul campo, entrando nelle guide più importanti, da Slow-Food al Gambero Rosso, a Veronelli, per la bontà e la naturalità delle sue preparazioni e per la passione della famiglia Serafini. Fu proprio Luigi Veronelli ad elogiare il Forno Baracca, in particolare per la straordinaria torta di riso, insieme a Francesco Guccini e a personaggi famosi di ogni ordine e grado, di passaggio a Nonantola.

Ma non solo, per alcuni decenni questa insegna ha ricoperto un ruolo sociale, era aperta di giorno, ma soprattutto di notte e dopo i concerti del Vox, che richiamavano a Nonantola artisti di fama internazionale come Jamiroquai, Francesco De Gregori, Luca Carboni, Cesare Cremonini, Jovanotti, accoglieva centinaia di giovani. Ognuno conserva un ricordo su Gabriele e in questi giorni di lutto, ha voluto farne partecipe la famiglia, dando valore a un nonantolano che voleva bene al suo paese. I grandi pani a pasta madre viva, il gnocco ingrassato, la focaccia con zucca e cavolo nero, la torta di zuppa inglese, ma soprattutto l’autenticità che traspare nei volti dei Serafini, ti rimane dentro. Quando passavo per Nonantola, mettevo dentro la testa in laboratorio, per dare un saluto a Gabriele, era indaffarato, ma sempre sorridente e positivo, una parola, un ricordo, un particolare tecnico sulle preparazioni che non conoscevo, rendeva quei momenti unici, ma dietro c’era molto altro, sua figlia Lorenza mi ha svelato la sua profondità d’animo e quanto avesse a cuore le persone, il suo paese e l’ambiente. Per la prima volta dopo diversi decenni, il Forno Baracca, rimarrà spento, Gabriele Serafini il suo storico gestore, a soli 67 anni, viene a mancare, lasciando moglie, quattro figli e due nipotine. Gabriele aveva preso a cuore quell’insegna storica, dedicandosi a produzioni che mettevano al centro la naturalità, valorizzando i piccoli produttori, battendosi per l’ambiente, con un impegno civico che ha lasciato il segno, profuso tra le file di Italia Nostra e Lega Ambiente. Un panificatore sui generis, che sapeva mettersi in discussione e dopo aver appreso il mestiere dal suocero Marino, alla fine degli anni ’90, aveva saputo riconvertire il forno, accorgendosi che i figli avevano delle intolleranze, precursore con l’Università di Bologna di un progetto innovativo per l’epoca, che metteva al centro il recupero dei grani antichi a bassissimo contenuto di glutine. Credeva nel rispetto del pianeta e aveva trasmesso quei valori ai figli Giacomo, Lorenza, Anita ed Erica, crescendoli secondo questa filosofia, siamo solo custodi e abbiamo il compito di preservare l’integrità di questo mondo per le generazioni che verranno.

A sx Marino Zoboli, a dx Gabriele Serafini.

Ecco come lo ricorda la figlia Lorenza, facendosi portavoce del pensiero dei suoi fratelli e di mamma Annamaria, sposata con Gabriele dal 1979: “Amava andare per boschi, amava la natura, raccogliere funghi, camminare in Appennino sul crinale, mi ricordo vacanze bellissime. Papà è stato uno dei fondatori insieme a mia madre, della prima associazione Waldorf di Modena per la pedagogia di Rudolf Steiner che nacque proprio a casa nostra. Si era impegnato nel recuperare grani antichi, nel biologico, nella biodinamica, nel preservare l’ambiente e i beni architettonici. Aveva un istinto naturale per le buone pratiche, amore e riconoscenza per ciò che era bello buono e vero. Aveva una spiccata ironia e sapeva sdrammatizzare come pochi, era esuberante e per questo anche soggetto a molte critiche. Amava prendersi cura degli animali e la vita rurale, a casa abbiamo avuto cavalli, galline, un asino, ci ha insegnato a cavalcare, a prenderci cura delle mucche, a mungere le capre. Gabriele in paese era chiamato ‘cavallo pazzo o fornaio matto’, aveva una passione per i cavalli, la prima che prese era la Gigia, poi arrivò Sofia…ricordo le corse sull’argine, gli ostacoli e quella volta che andò al bar della stazione a cavallo per prendere un caffè. È stato un papà straordinario”. Il Forno Baracca riaprirà e il fornaio sarà Giacomo che è il primogenito, insieme alle tre sorelle e alla mamma, mentre già fanno capolino le due nipotine: Luce Sophia di 11 anni ed Emma di 4.

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