
Sempre di più dobbiamo fare i conti con un comparto vino che cambia, ma se molti cambiamenti occorsi in questi anni, hanno portato ad alzare l’asticella della qualità e i produttori sono sempre più attenti alla sostenibilità e alla naturalità dei processi produttivi, diminuendo la chimica e aumentando la tutela del territorio, anche i consumatori vivono con maggior consapevolezza l’approccio al vino, ponendo sempre più attenzione a ciò che bevono. I cambiamenti climatici, i tanti conflitti che ammorbano il pianeta, dazi di ogni ordine e grado, calo dei consumi, soprattutto nei giovani e contrazione economica, fanno riflettere su quanto il contesto, nel quale si colloca il mondo del vino, sia fragile e sensibile alle turbolenze. Il 2026 appena iniziato, lascia intuire che nei prossimi dodici mesi dovremo fare i conti con non poche complessità. Produttori, reti vendita, indotto, ristoratori, enotecari, stampa specializzata, possono e debbono reagire. Dovremo rimetterci in discussione, rivedendo le prassi del racconto, del linguaggio, della narrazione, senza dare nulla per scontato. Cosa sta succedendo e come cambia l’approccio al vino, ci aiuta a capirlo Mirco Bellucci, Consigliere Regionale AIS Emilia (Associazione Italiana Sommelier) e Responsabile Regionale Eventi, impegnato attivamente anche in AIS Modena e nel Consiglio della Condotta Slow Food Vignola e Valle del Panaro. Una figura di riferimento nell’areale del Lambrusco, che ha all’attivo importanti collaborazioni con brand prestigiosi, come Hosteria Giusti. Tra i tantissimi eventi, ha guidato i suoi colleghi nel servizio di sala durante il Congresso nazionale AIS, che ha avuto luogo nel periodo del Covid e ha coordinato in più occasioni la brigata di sala nella cena di gala di Champagne Experiences, il più importante evento sullo champagne in Italia.

Come sta evolvendo il vino in questi anni? “L’approccio al vino è cambiato, evolvendosi verso un consumo più consapevole, attento alla qualità e orientato all’esperienza, con un pubblico più giovane che privilegia la qualità sulla quantità e i vini con basso impatto ambientale. Questo ha portato a una maggiore richiesta di vini artigianali e/o a bassa gradazione alcolica. I consumatori, soprattutto i giovani, preferiscono vini di alta qualità e a basso contenuto alcolico, bevendo meno (molto meno) ma meglio. E’ aumentato fortunatamente per molti territori e produttori il turismo enogastronomico, di conseguenza sono aumentate degustazioni e visite in cantina, diventando un’occasione per socializzare e scoprire nuovi territori e culture. Importanti cambiamenti stanno coinvolgendo il mondo del vino (non stiamo vivendo il periodo più fortunato della storia). Cambiamenti climatici. Cambio generazionale e conseguente cambio dei gusti. Codice della strada. Eccesso di produzione. Costi a volte troppo alti e vini non accessibili a tanti. Instabilità economica e conflitti mondiali”. Come è nata in te questa passione? “La passione per il vino ha sempre occupato un posto in prima fila nella mia vita. Tutto è iniziato da bambino quando ancora si faceva il vino in casa. Crescendo le cose non sono cambiate, ho continuato a coltivare questa passione tanto da scegliere di frequentare i corsi per poi ottenere il tanto ambito diploma di Sommelier AIS. Questa passione per il vino è strettamente collegata al mio grande amore e interesse per la gastronomia e alle tradizioni territoriali, anche se credo che ci sia un abuso del termine “tradizione o tradizionale” soprattutto in ambito gastronomico. Grazie al mondo del vino sono entrato in contatto con diverse realtà nazionali ed internazionali. Conoscendo culture e persone sempre nuove, metodi di vinificazione antichi, oppure altamente tecnologici”. Come hai coniugato la tua professione a questa passione? “Non è stato facile perché fortunatamente il mio lavoro mi impegna tanto. Ho dedicato a questo mondo tutto il tempo rimanente della mia giornata, partecipando a serate, incontri, corsi, degustazione, impegnandomi quasi tutte le sere della settimana e i week end”. Hai conosciuto tanti big del vino in questi anni, quali sono stati gli incontri più importanti? “I veri Big del vino sono i produttori e sono stato fortunato perché ho conosciuto tanti di loro, molti hanno lasciato un segno nella mia crescita culturale. Produttori, enologi, tra cui Ivan Bortot il papà del pignoletto (enologo), Walter Massa (produttore-genio), Renzo Cotarella (enologo), Oscar Farinetti (genio). Un solo rammarico, non aver mai incontrato Luigi Veronelli”. Quali attività svolgi, nel ruolo di rilievo che ricopri in AIS? “Sono entrato in AIS nel 2007, subito dopo il mio diploma sono entrato a far parte del direttivo AIS Modena grazie al compianto delegato Luigi Carnevali. Attualmente sono Consigliere Regionale AIS Emilia in consiglio ricopro il ruolo di Responsabile Regionale Eventi. Continua anche il mio operato in AIS Modena, sempre come Responsabile Organizzazione eventi”. Come vedi dal tuo punto di vista l’areale del lambrusco oggi? “Il mondo Lambrusco oggi è in continua evoluzione, saldamente ancorato alle sue origini in particolare nelle province di Modena e Reggio Emilia, con una forte crescita della qualità, con produzioni che vanno da quelle tradizionali come metodo ancestrale, fermentazione spontanea in bottiglia e metodo classico a quelle più diffuse per la produzione di questi vini, il metodo Charmat o metodo Martinotti (autoclave). Il lambrusco è un vino conviviale ed estremamente moderno e contemporaneo, grazie alla sua bassa gradazione e alle sue peculiarità, riuscirà a superare il momento no, che il mondo del vino, sta vivendo”.

Quali sono i tuoi Lambrusco preferiti e quelli che stanno investendo maggiormente sulla ricerca, sull’innovazione e sulla sostenibilità? “Diventa difficile parlare di singole etichette o di singole aziende, sono tanti i produttori interessanti nel mondo Lambrusco e la Guida ai Vini d’Italia del “Gambero Rosso” ha finalmente consacrato il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro con il prestigioso “Tre bicchieri”. Tra i brand più blasonati e attivi sicuramente: Cantina della Volta, Cantina VentiVenti, Silvia Zucchi, Cantina Paltrinieri, per quanto riguarda la zona del Sorbara. Fattoria Moretto, Cantina Settecani, Cleto Chiarli, per la zona del Grasparossa di Castelvetro”. Di cosa ha bisogno in questo momento il Lambrusco? “Penso che in questo momento storico si debba fare squadra, ma sta accadendo proprio il contrario. La recente diaspora all’interno del Consorzio del Lambrusco che ha visto la fuoriuscita di molte aziende, ha creato una spaccatura che vorrei si ricomponesse. Le aziende devono parlarsi e mettere a punto strategie comuni per affrontare le nuove sfide impellenti che attendono. Tutti devono fare la loro parte, credendoci di più, ognuno nei propri ambiti deve ripensare l’approccio. Ma non parlo solo delle cantine. Vorrei ad esempio che i ristoranti avessero carte dei vini più territoriali e che ci fosse più spazio per il Lambrusco, in tutte le sue più diverse espressioni, che sono tante. E quando al tavolo si racconta il vino, vorrei che fosse chiaro che siamo a Modena”.

a cura di Francesca Gianotti


