“Licenza d’uccidere”, a tavola.

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Era il 1958. E mentre lo Sputnik, si disintegrava nell’atmosfera, Borís Pasternàk  vinceva il premio Nobel per la letteratura, e lo strip-tease di Aïché Nana sanciva l’inizio della Dolce vita, usciva nelle librerie “Dr.No”, il sesto volume di Ian Fleming sulle avventure dell’agente segreto 007. L’edizione italiana aveva visto la luce in allegato al Corriere della Sera, col titolo l’Impronta del drago, e nel 1962 era uscito il film, era il primo romanzo di Fleming a finire sul grande schermo, e inaugurava quella che sarebbe divenuta la saga più longeva della Storia del Cinema. Il successo letterario sublimato da estimatori del calibro di John Fitzgerald Kennedy e Federico Fellini, verrà bissato da quello cinematografico, con Sean Connery nelle vesti di Bond, e un’incantevole Ursula Andress nei panni di Honey, parzialmente celata dal bikini più celebre di tutti i tempi, battuto poi da Christie’s a 35.000 euro.

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la mise en place ai tavoli, della 007 dinner

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Adrenalina e azione, cattivi da sconfiggere che vogliono dominare il mondo e belle donne da porre in salvo, ma anche tanta tavola, cocktail e champagne, sulla mensa dell’agente segreto 007, e su quella di Ian Fleming. Entrambi hanno gusti raffinati a tavola, indossano abiti acquistati in Savile Row, fumano il medesimo tabacco macedone, guidano potenti auto di lusso, e hanno avuto entrambi a che fare con il Servizio Segreto britannico. “Ragazze nude, spie, e armi nucleari, meglio se ospitate sulla stessa isola, sono gli ingredienti vincenti dei miei romanzi”, confesserà Fleming all’amico scrittore Eric Ambler, ma c’è anche la tavola, che diventa un rito da emulare. Chi non ha mai richiesto al proprio barman l’iconico: “Martini agitato e non mescolato”, o ha citato un prezioso millesimo di Dom Perignon, per fare colpo sugli amici. Il 2018 è il 60° del romanzo Licenza d’uccidere, ma si festeggia anche papà Fleming, che compirebbe 110 anni, una doppia ricorrenza che Francesca e Amedeo Faenza, titolari del ristorante Damedeo in Corso Vittorio Emanuele a Modena, hanno voluto ricordare lo scorso 14 dicembre, con un’ evento d’eccezione, rievocando le atmosfere bondiane, attraverso gli oggetti rari del collezionista Pietro Carlo Ferrario, musiche, filmati e una cena a tema Dr. No, che ripercorre i piatti del romanzo e del film. Il ristorante, celebre tavola della tradizione modenese, per una sera si è trasformato in un luogo che sarebbe piaciuto all’agente segreto, con tutti gli ingredienti della cena perfetta, dal vodka Martini con caviale del Mar Caspio (consumati a cena con il Dr.No); al risotto con agrumi e crostacei; dall’aragosta in salsa bernese (ordinata sul finale di Licenza d’uccidere); alla sogliola alla meuniére; dal sorbet au champagne; al gelato artigianale in cialda croccante con cioccolato caldo (ordinato da Honeychile), abbinati all’immancabile champagne Dom Perignon (il più amato da 007), al caffè Jamaica Blue Mountain (il preferito da Bond), e all’acqua minerale San Pellegrino (la più presente nella totalità dei romanzi e dei film dell’agente segreto).

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di Luca Bonacini

Pubblicato su Qn Resto del Carlino (in versione ridotta) – dicembre 2018

 

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