Ferrari, noi, il Ferragosto

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La cover del volume, scritto nel 2017 da Piero Ferrari e Leo Turrini, una delle pubblicazioni che meglio raccontano il genio di Maranello.

Enzo Ferrari non amava il Ferragosto, la fabbrica si fermava, i suoi collaboratori erano in Ferie, quell’immobilità indesiderata era uno spreco di tempo e forse quella calma irreale lo poneva davanti ai suoi demoni, anche lui che aveva vinto tutto, ne aveva. In quei giorni di silenzio lunare, si trovava nella casina dentro alla Pista di Fiorano, l’unico luogo dove si toglieva la giacca e trascorreva qualche ora con gli amici che vivevano il suo stesso disagio, come Pietro Barilla e Achille Maramotti, cullati dai piatti della cuoca Pina. Il Ferragosto è uno di quei giorni. Riflettiamo sulla nostra vita e ripensiamo agli errori, ai tradimenti, a quando abbiamo cercato un affermazione personale fine a sè stessa, alle volte che abbiamo compromesso un rapporto a cui tenevamo, con una sola parola sbagliata, agli amici a cui tenevamo che non ci sono più, alla superficialità di certi nostri atteggiamenti, ai consigli non richiesti che abbiamo dato incautamente, a quelle volte che non abbiamo dato una mano a chi ci chiedeva aiuto, alle scelte che abbiamo fatto, senza curarci degli altri. Se può essere di conforto, siamo in buona compagnia. I rapporti Istat, dicono che solo il 46,3% delle persone è soddisfatta di ciò che ha fatto nella propria vita. Sono 38 anni che Ferrari è venuto a mancare, nei giorni che meno amava, ma non è stato dimenticato, il sindaco di Maranello e quello di Modena, hanno reso omaggio insieme a un grande modenese. La tavola, l’amicizia e il porci obiettivi alti che guardino all’uomo e alle nostre comunità, possono essere un balsamo prezioso. Arrivederci Enzo.

di Luca Bonacini

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