
Stasera alle ore 20, a distanza di due mesi dalla scomparsa di Carlin Petrini fondatore di SlowFood, si terrà a Bosco Albergati (Castelfranco Emilia), un grande evento per ricordarne la statura morale e l’impegno. Partecipano Silvia Bartolini (SlowFood Emilia Romagna); Antonio Cherchi (storico dirigente di SlowFood Italia); Cristiano Fini (Presidente Cia). Insieme a Pierluigi Roncaglia (Condotta di Modena), Niccolò De Trizio (Condotta di Bologna); Gianpaolo Savio (Condotta di Vignola); Raffaella Melotti (Condotta Valli del Reno, Lavino, Samoggia), che guideranno una degustazione con i prodotti del territorio. Tutti il 21 maggio scorso, si sono stretti intorno alla sorella di Carlin Petrini, mancato, a 76 anni nella sua casa di Brà e il popolo di Slow Food, la sua creatura fondata nel 1986, ha abbracciato idealmente il suo fondatore, confermando un comune pensiero e un affetto sincero. Ci chiedeva di essere custodi della nostra madre terra, ma lo era stato lui per primo, in quasi mezzo secolo di dedizione a una causa nobile, quella del bene comune, era un rivoluzionario, che aveva a cuore l’uomo e il pianeta, tanto da venir eletto dal Time «Eroe europeo del nostro tempo» e incluso dal Guardian tra «le 50 persone destinate a salvare il pianeta». Valori in cui si riconoscono molti di noi, che Petrini ha testimoniato, attraverso un’intera esistenza dedicata all’autodeterminazione dei popoli, in un inno all’identità contadina, al saper fare agricolo, alle buone pratiche in cucina, da cui ripartire per cambiare il mondo. La sua improvvisa scomparsa, ci lascia più smarriti, più soli.

Il dottore commercialista modenese Antonio Cherchi, che è stato per molti anni Fiduciario regionale Slow Food, ma anche presidente di Slow Food Italia dal 2019 al 2021, con Carlin aveva condiviso battaglie e progetti, sia nel quartier generale di Slow Food a Brà, che a Modena e nella Penisola. Lo abbiamo raggiunto al telefono: «L’ultima volta che l’ho visto, è stato a febbraio, in un incontro con il Cardinale Zuppi, per parlare di giovani vignaioli e del manifesto che si erano dati: “Buono, Pulito, Giusto”. Lo ricordo a Modena a inizio settembre 2021, quando era venuto per piantare un albero negli orti di viale Gramsci e alla sera per un incontro con l’arcivescovo Erio Castellucci». Petrini era molto legato a Massimo Bottura e sosteneva in prima persona le iniziative modenesi che avevano a che fare con la terra e con l’uomo, collaborando a volumi ed eventi, come ‘Gusto Balsamico’, un’iniziativa che si concluse al Teatro Pavarotti-Freni, con un’asta sull’aceto balsamico e numerosi altri, come il ‘Festival del letame’, un appuntamento, che mette al centro i piccoli allevatori e si tiene presso il Caseificio Santa Rita di Serramazzoni, grazie alla famiglia Poggioli. «Quando ero presidente di Slow Food Italia, lavoravamo a un modello di governance più orizzontale e si inventò di togliere da tutti gli statuti il nome ‘presidente’, uno dei suoi concetti base era l’’austera anarchia’, al potere non bisognava affezionarsi e i ruoli andavano vissuti con rigore e spirito di servizio». Cherchi intervistò più volte Petrini, anche a un evento al Forum Monzani di Modena nel 2019. «Aveva un carisma mostruoso, era un leader naturale e tutti lo riconoscevano come tale, ma lui si scherniva. Dotato di un’empatia unica, incontrava sempre il consenso della platea, capiva cosa volevano sentirsi dire ed entrava in relazione con loro, senza risparmiare spunti critici, stimolando la riflessione». Petrini colse subito l’importanza del lavoro portato avanti con i ragazzi down, alla Lanterna di Diogene: «Si innamorò del progetto e di lì a poco consegnò loro la “Chiocciola”, il massimo riconoscimento della Guida Slow Food d’Italia. Ascoltava l’opinione di tutti e non pensava ad arricchirsi, incontrarlo lasciava il segno. Per il futuro sarà difficile, andare oltre a lui, una figura di quella levatura, ha seminato molto e tantissime sue idee sono germogliate, diventando patrimonio comune».


Tanti i modenesi che hanno un ricordo su Carlin Petrini e ne hanno sempre ammirato il lavoro e l’impegno per il bene comune, come Massimo Bottura, che aveva lavorato a stretto contatto con Petrini, in progetti comuni, scoprendo affinità elettive: «Ci legava un rapporto di stima e rispetto. Andai a trovarlo a Pollenzo nel 2014, un anno prima dell’Expo di Milano e rimasi colpito da una frase che disse mentre facevamo un’intervista insieme. “Questa Esposizione Universale rischia di diventare un grande supermercato del futuro. Oggi sul pianeta siamo 7 miliardi e mezzo di persone, produciamo cibo per 12 miliardi, eppure sprechiamo circa il 33%, mentre centinaia di milioni di persone soffrono ancora la fame.” Dentro quella riflessione c’era già tutto: lo spreco alimentare, la dignità umana, la sostenibilità, la responsabilità culturale verso il cibo. Conversazioni come quella, credo abbiano contribuito a cambiare il mio modo di vedere il ruolo della cucina nel mondo. L’anno dopo, con Expo Milano e poi con il Refettorio Ambrosiano e Food for Soul, quelle idee hanno iniziato a prendere forma concreta. Carlo ha avuto il coraggio di ricordarci che il cibo non è una merce qualsiasi. È cultura, identità, giustizia sociale e responsabilità verso il pianeta.» L’arcivescovo di Modena-Nonantola, Mons. Erio Castellucci, lo aveva incontrato cinque anni fa a Modena, ed era nata un’amicizia vera. Ne ricorda lo spessore e la statura morale: «Ho conosciuto Carlin Petrini a Modena: il 9 settembre 2021 partecipò ad una Tavola rotonda organizzata dalla Caritas Diocesana ai Giardini Ducali, su conversione ecologica e comunità. Nella cena che ha preceduto l’incontro, la sua prima parola al mio saluto “buonasera professore”, fu: “dai, diamoci del tu, come facciamo con papa Francesco”. E proprio il suo amico papa fu l’oggetto principale della conversazione personale che abbiamo avuto. Lo ammirava immensamente lui, non credente, fin da quando papa Bergoglio lo invitò al Sinodo sull’Amazzonia e, davanti alla sua ammissione di agnosticismo, gli rispose: “sì, ma sei un agnostico pio”. Di lì partì un’amicizia che gli permetteva di andarlo a trovare in Vaticano o telefonargli ogni volta che voleva; e viceversa. Un aneddoto curioso, che Carlin ha raccontato poi alle persone presenti ai Giardini: Una volta il Papa lo chiamò mentre con altri amici era in fila per un imbarco aereo di ritorno dalla Spagna; la telefonata durò a lungo e, mentre gli amici avevano già passato il board, lui restava indietro. Alla domanda: “ma chi è al telefono?”, a cui rispose “il Papa”, gli amici si guardarono con l’aria di chi sospetta una demenza senile… Ci siamo poi sentiti, con Carlin, tante volte al telefono per alcuni progetti sulla cura del creato che ha portato avanti insieme alla Cei. E sono andato a trovarlo a Pollenzo, visitando l’Università di Scienze Gastronomiche – mi fece entrare anche nelle aule mentre si svolgevano le lezioni – e la fornitissima cantina di vini annessa, divisi per Regioni d’Italia. Petrini, oltre che un uomo straordinariamente colto e preparato, onestissimo intellettualmente e amante della natura, è stato anche per moltissimi un amico, un uomo che amava le relazioni vere». Pierluigi Roncaglia, attivo nell’associazione da quasi quattro decadi, con un’intensa attività e iniziative di spessore promosse sul territorio, da poco più di un anno è stato eletto alla guida della Condotta di Slow Food Modena. Ricorda il suo primo incontro con Petrini: «Conobbi Carlin Petrini a durante la prima edizione del Salone del Gusto a Torino. Era il 1996 ed io ero socio di questa associazione già dalla fine degli anni 80. La prima impressione fu quella di una persona che parlava con tutti e condivideva le proprie idee per ottenere i risultati e i successi che hanno caratterizzato la sua vita. L’episodio che ricordo con piacere e del quale mantengo una memoria indelebile avvenne nel 2002. In quell’ anno si tenne a Riva del Garda l’Assemblea Nazionale di Slow Food Italia ed io partecipavo come delegato per la Condotta di Modena insieme ad Antonio Cherchi. Alla sera dopo i lavori i delegati venivano accompagnati in pullman presso le osterie del Trentino. Una sera io e Antonio ci trovammo sul pullman, insieme a Carlin Petrini: sapendo che eravamo di Modena il fondatore di Slow Food ci chiese approfondimenti sugli aceti balsamici di Modena. Antonio sapendo che sono Maestro assaggiatore della Consorteria del Balsamico Tradizionale mi chiese di spiegare a Carlin le differenze tra DOP e IGP nel Balsamico di Modena. Carlin mi ascoltò con estremo interesse e mi fece alcune domande per approfondire l’argomento Balsamico. Era già un personaggio famoso in tutto il mondo ma ascoltava tutti e aveva interessi infiniti sul mondo del cibo e sulle produzioni legate ad un territorio. La sensazione fu quella di una persona estremamente curiosa. Il risultato fu che poco dopo Slow Food Italia acquistò ad una asta una batteria di Balsamico tradizionale e nel 2025 la Condotta di Modena e quella di Vignola organizzarono l’imbottigliamento dell’ABTM Extra vecchio con etichetta Slow Food Italia. Ora come Fiduciario della Condotta di Modena e Maestro assaggiatore della Consorteria del Balsamico tradizionale di Spilamberto mi occupo di seguire l’andamento nel tempo dell’acetaia ABTM di Slow Food Italia, mi piace pensare che continuare sul sentiero tracciato dal nostro fondatore, sia un modo per ricordarlo».

Petrini viene a mancare proprio in occasione di tre compleanni, Slow Food compie i suoi primi 40 anni, la ‘Condotta di Vignola e Valle del Panaro’ i primi quindici e la manifestazione ‘Vignaioli Contrari’ raggiunge la boa dei primi dieci anni. Dopo un primo tentativo che si era esaurito nel 2007 e una breve presenza dei soci vignolesi nella condotta di Modena, il 17 giugno del 2011 viene ufficialmente fondata la condotta Slow Food Vignola e Valle del Panaro, nelle magnifiche sale di Palazzo Barozzi con un’assemblea straordinariamente partecipata, impegnata e fiduciosa in un futuro diverso e più attento al Cibo, che coglie un primo importante obiettivo con il raggiungimento nel 2019 del Presidio della Ciliegia Moretta. La scomparsa di Petrin, è un momento che sancisce un prima e un dopo, e induce a una profonda riflessione. Chi ha collaborato all’associazione in queste quattro decadi, con la scomparsa del fondatore, ripercorre il percorso fatto, ricordando gli obiettivi alti a cui si guardava, alle difficoltà, ai momenti belli, al sentirsi parte di un movimento volontaristico, presente in 130 Paesi del mondo e la commozione è grande.

Tutti ricordano Carlin Petrini, come una figura luminosa che agiva per il bene della comunità, senza porsi steccati di sorta e tutti ricordano perfettamente il momento in cui lo hanno conosciuto. Gianpaolo Savio – Fiduciario Slow Food, Condotta di Vignola e Valle del Panaro – ricorda l’incontro con Petrini, in occasione della visita dei reali inglesi a Ravenna: «Insieme ai volontari eravamo presenti alla manifestazione, con i prodotti e i presidi della nostra Condotta, quando si fermò davanti al nostro stand Re Carlo d’Inghilterra. Poi arrivò Petrini, che dopo aver parlato con alcuni volontari, raggiunse Re Carlo, lo abbracciò e si intrattennero per qualche minuto. Era impressionante vedere come potesse parlare con un volontario della condotta e con un Reale, senza cambiare registro, rimanendo assolutamente fedele a sé stesso. Tutti i volontari si ricordano questa giornata e questo avvenimento, fu un momento inaspettato, nessuno sapeva che Petrini sarebbe passato e non era in programma, venne in qualità di amico di lunga data di Re Carlo, con l’intento di fargli una sorpresa, fu un momento molto autentico e toccante». Raffaella Melotti, fiduciaria Condotta Slow Food Valli Reno, Lavino e Samoggia, guarda al futuro: «Farsi carico dell’insegnamento di Carlo Petrini significa, oggi più che mai, tradurre una grande visione globale in scelte e azioni quotidiane per il nostro territorio. Anche noi nel nostro territorio, vogliamo fare tesoro della lezione di Carlin nel modo più concreto possibile: con intelligenza affettiva, tutela della biodiversità e un profondo rispetto per la terra. Il futuro della sostenibilità e della sovranità alimentare non è un concetto astratto, ma una strada obbligata che passa dal valore reale che sappiamo riconoscere ai produttori locali, cuochi, agricoltori, allevatori e alle nostre reti di comunità. È questo l’unico modo autentico per dare continuità allo straordinario percorso tracciato dal nostro fondatore». Carlin Petrini è ancora in mezzo a noi, ce lo ricordano i tantissimi volontari, impegnati tra le fila di Slow Food, che proseguono con le medesime finalità del suo fondatore, attraverso un’intensa attività che promuove e sostiene il lavoro di casari, allevatori, produttori, ristoratori, artigiani del gusto e iniziative a forte impatto sociale, perché un giorno possa realizzarsi il mondo ideale di Petrini: “Buono, Pulito, Giusto”.

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a cura di Luca Bonacini


